Windows Azure e il cloud computing

lunedì, luglio 25, 2011 17:39 scritto da neryo

Quante volte in quest’ultimo periodo avete sentito o letto il termine “cloud computing”? E quante volte appena dopo averlo letto, vi siete chiesti: “cos’è questo cloud computing?” È molto semplice da spiegare: il cloud computing è, in questo momento, il futuro del nostro modo di lavorare.
Le grandi aziende che forniscono servizi su internet si sono dotate di computer talmente potenti e talmente “spaziosi” da rendersi conto di poter offrire ai propri clienti la possibilità di usare le loro macchine semplicemente tramite una connessione internet, ovunque essi siano. All’inizio c’erano i servizi di storage di dati (ad esempio Amazon S3) ed ora siamo arrivati al sistema operativo che gira sulla “nuvola” con Windows Azure di Microsoft.

Cerchiamo di capire meglio come funziona questo tipo di cloud. La casa di Redmond ha creato un CED con una potenza di calcolo molto elevata, capace di ospitare una notevole quantità di dati, sul quale gira un sistema operativo sviluppato ad hoc che prende il nome di Windows Azure.
Ma a chi serve Windows Azure? Serve a parecchie persone, siano esse sviluppatori, piccole e medie aziende ma anche a privati, che magari cercano un’alternativa ai servizi di hosting a basso costo.

Analizziamo un esempio che rende l’idea del funzionamento di Azure. Una piccola azienda decide di sviluppare un software gestionale, accessibile via web dai suoi potenziali utenti. Inizia quindi a sviluppare internamente il programma fino ad arrivare alla fase di test. Da quel momento, per essere presente su internet, bisogna scegliere se affidarsi ad un servizio di housing o comprare una macchina dedicata e installarla in sede.
In tutti e due i casi sarebbe necessario acquistare un server, occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria, dotarsi di una buona connessione internet, aggiornare sempre il sistema operativo con le patch che escono ogni mese, acquistare le licenze dei programmi installati ecc.. Tutto questo senza sapere se l’applicazione avrà successo o meno. Nel caso in cui questa spopoli su web, bisognerà affrontare in breve tempo un cambiamento di server, perché quello scelto all’inizio sarà ormai sottodimensionato per la notevole affluenza raggiunta dall’applicazione. In caso contrario, se l’applicazione è un flop clamoroso, l’azienda si ritroverà ad aver investito un’ingente somma di denaro per l’acquisto di una macchina configurata con tanto di licenze, che non servirà a nulla.

 

E se invece tutto questo fosse fatto con Azure? Lo scenario sarebbe il seguente. Bisogna fare l’iscrizione sul portale dedicato, ambientarsi un po’ per scoprire la piattaforma attraverso i tutorial presenti sulla knowledge base di Microsoft e iniziare a configurare la propria macchina.
Si sceglie un biprocessore, 3,5 gb di Ram, 490Gb di spazio su disco, a 0,24$ l’ora. Si, avete letto bene, neanche 25 centesimi di dollaro all’ora. E inoltre l’ora è calcolata in base al reale utilizzo. Si viene quindi tariffati solo per il reale utilizzo della macchina virtuale in cloud. Una volta creato l’hardware, svilupparci sopra è semplicissimo. Come per la configurazione del server (che si fa sul proprio browser, comodamente seduti nel proprio ufficio), si configura l’ambiente di sviluppo. Possiamo usare Windows Server 2008 come sistema operativo, Visual Studio 2008 (o Visual Studio 2010 RC) come tool di sviluppo, Sql Server 2005 e logicamente IIS 7 (senza neanche doverlo scegliere, c’è già). Ecco creato il nostro server virtuale, gestito da browser, pronto per sviluppare e comodamente raggiungibile da qualsiasi parte del mondo con una semplice connessione internet. Da questo momento, qualunque cosa in più ci servisse, è comodamente addizionabile con un click e ci verrà tariffata dal momento dell’utilizzo. La scalabilità immediata di Azure è uno dei punti a suo favore. Il sistema può infatti adattarsi alle esigenze del cliente anche solo per 2 giorni o per 2 ore, il tempo di provare o fare un esperimento per vedere se proseguire su una strada o meno.

E quindi Windows Azure è utilizzabile solo con gli strumenti di sviluppo Microsoft? No. Ecco un altro punto a favore del cloud di Microsoft: è possibile utilizzare una notevole quantità di tool di sviluppo semplicemente installando i pacchetti di compatibilità, che troveremo nella gestione del nostro neonato server virtuale. Siamo soliti sviluppare con Eclipse? Nessun problema, c’è il modulo Eclipse per Azure e, in pochi click, avremo gli strumenti che siamo abituati ad usare.

In questo modo l’azienda non deve preoccuparsi della manutenzione, di aggiornare il sistema operativo, i tool di sviluppo, di cercare le patch in giro per internet, di fare backup, di pagare la bolletta per l’energia elettrica del server. Esce un service pack per Windows Server 2008? Al nostro login lo troveremo già installato sul nostro server virtuale. Tutto quello che viene realizzato in Azure, viene quindi tariffato all’utente, dall’utilizzo della potenza computazionale alla banda utilizzata per le transazioni, tutto calcolato al centesimo (al minuto per la potenza computazionale, al GB per le transazioni). Non si paga niente di più di quello che si usa realmente. Se poi pensiamo all’utilizzo di Azure in una grande azienda che ha un CED con 20 server in rack, 20 licenze per i sistemi operativi, gruppi di continuità, temperatura della sala server sempre a 16°, unità di backup, sorveglianza H24, router e firewall da bilanciare con il carico dati, potremo allora immaginare a quale risparmio in termini economici porterà la scelta di affidarsi al cloud.

Ecco la strada che oggi l’informatica sta seguendo. Come detto da Nicholas Carr, è in corso lo stesso processo che a fine ottocento si sviluppò in seguito all’avvento della corrente elettrica. Appena venne introdotta, tutte le aziende si dotarono infatti di costosi generatori, diventando produttrici della propria energia elettrica. Con il passare del tempo, sorsero le prime aziende che producevano più energia di quella che serviva loro, iniziando a rivenderla. In breve tempo acquistare l’energia da fuori senza produrla, divenne molto più conveniente e nessuno produsse più l’energia in casa. Lo stesso ora accade per i computer. In futuro non ci sarà più bisogno di avere un pc con hard disk e sistema operativo installato, basterà una connessione internet e tutto sarà sul web.

 

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